Biografia

Cronologia interattiva

Gli anni della giovinezza


Anche se gli anni che seguirono la fine della seconda guerra mondiale furono per molti aspetti difficili, Richter conserva ugualmente dei bei ricordi, soprattutto perché ebbe accesso a dei libri che gli erano proibiti durante il periodo nazista. Parlando con Robert Storr, Richter spiega: "è piuttosto sgradevole da dire, ma quando i Russi arrivarono al villaggio e occuparono le case dei ricchi che erano già scappati o che venivano cacciati, le trasformarono in biblioteche per il paese. E questa fu una grande cosa."1 In una conversazione successiva con Jan Thorn-Prikker, Richter prosegue: "Genio e Follia di Cesare Lombroso, Hesse, Stefan Zweig, Feuchtwanger e tutta questa letteratura della classe media. Era una cosa meravigliosa, dei momenti di svago…che aiutavano a dimenticare il lato oscuro della realtà."2 Dietmar Elger, dopo aver raccontato come la madre di Richter, Hildegard, spronasse il figlio ad interessarsi a Nietzsche, Goethe, Schiller e altri, fa notare che fu proprio: "la fonte inesauribile di libri illustrati che spinse Richter a realizzare il suo primo disegno".3 In un'intervista con Jeanne Anne Nugent, Richter ricorda di aver studiato l'arte: "a partire dai libri e dalle raccolte di stampe che avevamo a disposizione; ricordo Diego Velázquez, Albrecht Dürer, Lovis Corinth […]. Era quello che si trovava in giro all'epoca, quello che potevamo vedere e comprare".4


È attorno ai 15 o 16 anni che la passione per l'arte comincia a manifestarsi seriamente. Durante un campo estivo statale di otto settimane, Richter "per la prima volta passò gran parte del tempo a disegnare".5 Uno dei primi disegni di cui si ricorda e che riconosce aver dipinto da giovane,6 nel 1946, è un nudo copiato da un libro. Questo disegno suscitò nei suoi genitori una reazione tra l'orgoglio e l'imbarazzo.7 Ricorda di aver dipinto anche dei paesaggi e degli autoritratti e, cosa più strana, anche molti acquerelli. In un'intervista del 2002 con Robert Storr, Richter parla di un acquerello rappresentante un gruppo di persone che ballavano e che dipinse durante il periodo trascorso a Waltersdorf : "Mi sentivo un outsider. Non riuscivo a parlare quel dialetto e tutto il resto. Ero in un locale, guardavo gli altri ballare, ero geloso, amareggiato e stufo. Tutta questa rabbia è espressa nell'acquerello, all'età di soli 16 anni. Succedeva la stessa cosa nelle poesie che scrivevo – molto romantiche, ma amare e nichiliste, come Nietzsche e Hermann Hesse".8

Nel 1947, mentre ancora studiava stenografia, contabilità e russo in un istituto vicino a Zittau, Richter iniziò a frequentare un corso serale di pittura. Non sono rimaste molte tracce di queste sue prime lezioni ed Elger rivela che ancor prima delle fine del corso Richter si accorse di aver imparato tutto quello che c'era da imparare da quei professori.9 L'anno dopo Richter si trasferì in una pensione per apprendisti a Zittau lasciando la sua famiglia a Waltersdorf.

Sebbene fosse appassionato d'arte, mentre terminava gli studi a Zittau nel 1948, Richter non pensava ancora che la sua carriera sarebbe stata quella di pittore e per un certo periodo prese in considerazione diversi lavori, tra cui la silvicoltura, l'odontoiatria e la litografia. Alla ricerca di un'opportunità in cui avrebbe potuto mettere a frutto le sue doti artistiche nel campo commerciale, se non in quello artistico, ottenne un primo lavoro in una società che forniva striscioni per la Repubblica democratica tedesca. Storr racconta che in cinque mesi di lavoro non ebbe mai la possibilità di dipingere davvero gli striscioni, ma gli veniva chiesto di togliere i vecchi, di pulirli e di prepararli per gli altri colleghi che li avrebbero poi ridipinti.10

Nel febbraio del 1950 fu assunto come assistente decoratore per i set del teatro di Zittau. Richter aveva da poco iniziato a recitare con una compagnia di teatro amatoriale e forse fu attraverso questo gruppo,11o, come Storr ipotizza, tramite un amico conosciuto ai corsi serali, che seppe di questo posto e per cui fece domanda. Sappiamo da Elger che durante quei mesi gli piacque lavorare sulle scenografie, tra cui quella per il Faust di Goethe e il Guglielmo Tell di Schiller. Ma la sua carriera teatrale finì all'improvviso dopo essersi rifiutato di realizzare un dipinto murale sulle scale. Dopo questo episodio fu infatti licenziato.12

Appena dopo aver lasciato il teatro, Richter fece domanda d'ammissione all'Accademia di belle arti di Dresda [Hochschule für Bildende Künste Dresden]. Non si sa bene se avesse già l'intenzione di farlo mentre lavorava in teatro o se il licenziamento lo spinse a riconsiderare il suo futuro. Ma fu sicuramente un obiettivo che voleva raggiungere dal momento che, non ammesso alla prima selezione, gli fu consigliato di cercare un lavoro in un'organizzazione statale. La cosa gli avrebbe infatti permesso di avere maggiori probabilità di essere ammesso la seconda volta. E così fece. Come Elger spiega, i dipendenti statali ricevevano un trattamento di favore all'epoca e le raccomandazioni devono aver funzionato perché, dopo otto mesi di lavoro come pittore nell'azienda tessile di Dewag a Zittau, fece nuovamente domanda di ammissione e fu preso.13 Tornò a Dresda, nella sua città natale, nell'estate del 1951, pronto a iniziare gli studi accademici come pittore. 

 

 


1 Citato in Storr, Forty Years of Painting, p.20.
2 Intervista con Jan Thorn-Prikker, 2004. Gerhard Richter: Text, p.467.
3 Elger, A Life in Painting, p.7.
4 Intervista con Jeanne Anne Nugent, 2006, Gerhard Richter: Text, p.510-11.
5 Jürgen Harten [Ed.], Gerhard Richter Bilder Paintings 1962-1985, p.9.
6 Richter ritiene che la maggior parte dei primi lavori, compresi quelli fatti da studente a Dresda, non facciano parte del suo corpus d'opere. Quando gli fu chiesto il perché durante una conversazione con Birgit Grimm nel 2000 Richter rispose "Perché mi sentivo ancora uno studente – come qualcuno che non sa ancora cosa vuole, artisticamente parlando." Gerhard Richter: Text, p.355
7 Storr, Forty Years of Painting, p.20.
8 Intervista con Richter di Robert Storr, Gerhard Richter: Text, p.375.
9 Elger, A Life in Painting, p.7.
10 Storr, Forty Years of Painting, p.20. Non è chiaro se si tratti dello stesso lavoro descritto a pagina 10 del libro A Life in Painting di Elger e che fa anch'esso riferimento a questo ruolo di preparazione di striscioni; secondo la versione di Elger Richter lavorava per un negozio, piuttosto che per un'azienda al servizio dello Stato, mentre secondo Storr Richter potrebbe aver trovato un secondo lavoro come vero e proprio pittore di striscioni.
11 Intervista con Jan Thorn-Prikker, 2004. Gerhard Richter: Text, p.467.
12 Elger, A Life in Painting, p.10; Storr, Forty Years of Painting, p.20.
13 Elger, A Life in Painting, p.10; nella versione di Storr riguardante la seconda domanda di ammissione all'Accademia di Dresda, Richter presentò un portfolio di disegni e acquerelli " tra cui uno semi-astratto che sbalordì i suoi esaminatori. Lo intitolarono Vulcano per mascherare il loro disagio". Storr, Forty Years of Painting, p.20.